Meditazione GMG diocesana 2018

Pubblichiamo la Meditazione di Don Andrea Querzè
per la Veglia in occasione della XXXIII GMG

Cattedrale di San Cassiano, il 24 marzo 2018

“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”
(Lc 1,30)

 

Il Papa vi aspetta a Panama dal 22 al 27 gennaio del prossimo anno, tra 10 mesi! Per aiutarvi nel cammino di preparazione a questo così importante appuntamento, Papa Francesco, propone a voi giovani e a tutta la Chiesa, la figura di Maria. Papa Giovanni Paolo II definì Maria “una pellegrina nella fede”:

 

«Noi vorremmo presentare la Madre del Signore come pellegrina nella fede. Come figlia di Sion, ella si pone sulle orme di Abramo, colui che per fede aveva obbedito, “partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava”. Questo simbolo della peregrinazione nella fede illumina la storia interiore di Maria: un itinerario di fede che conosce il presagio della spada che trafigge l’anima, passa attraverso le strade tortuose dell’esilio in Egitto e dell’oscurità interiore, quando Maria “non comprende” l’atteggiamento di Gesù dodicenne nel tempio e tuttavia serba “tutte queste cose nel suo cuore”. Nella penombra scorre anche la vita nascosta di Gesù, durante la quale Maria deve far risuonare dentro di sé la beatitudine di Elisabetta attraverso una vera e propria “fatica del cuore”. La vetta di questo pellegrinaggio terreno nella fede è il Golgota dove Maria vive intimamente il mistero pasquale del Figlio: muore in certo senso come madre nella morte del Figlio e si apre alla ‘risurrezione’ con una nuova maternità nei confronti della Chiesa. Là, sul Calvario, Maria sperimenta la notte della fede, simile a quella di Abramo sul monte Moria. La sua eccezionale peregrinazione nella fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa, per i singoli e le comunità, per i popoli e le nazioni e, in un certo senso, per l’umanità intera”. È lei la stella del terzo millennio, come è stata ai primordi dell’era cristiana l’aurora che ha preceduto Gesù sull’orizzonte della storia. A lei ci rivolgiamo perché continui a guidarci verso Cristo e il Padre, anche nella notte tenebrosa del male, e nei momenti di dubbio, crisi, silenzio, e sofferenza (Udienza generale, 21 marzo 2001)».

 

Lo scorso anno, Papa Francesco, ci ha proposto il cantico del Magnificat perché imparassimo a “fare memoria del passato”.

 

Quest’anno ci propone di ascoltare insieme la voce di Dio che attraverso le parole dell’Angelo, comunica a Maria il suo progetto d’Amore: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”.

 

Non serve a molto ridire cose che ha già scritto il Papa, vi invito piuttosto a leggere attentamente il messaggio che ha scritto per voi! Provo invece a sottolineare tre piste di lavoro, attendendomi alla pista di riflessione suggerita dal Papa, che possono aiutaci anche nella meditazione e adorazione eucaristica e per la confessione.

 

  1. E voi giovani, quali paure avete? È la domanda che vi pone il Papa commentando le parole “non temere”. Ho come l’impressione che la paura che ci portiamo dentro sempre è quella di non essere amati, che possiamo sperimentare una certa inadeguatezza nei confronti della vita così che le persone che incontriamo, possano non capirci, non coinvolgerci, non accettarci, non amarci. Papa Francesco propone che impariate a fare discernimento per mettere ordine nella confusione dei pensieri. Il metodo lo indica proprio Lui in maniera precisa e puntuale. Vale la pena ripercorrere, come primo nostro passaggio, il percorso del discernimento:

 

  • Identificare con chiarezza le nostre paure, dando un nome alle nostre paure. Chiederci: “in questo momento, cosa mi angoscia di più”? Comprenderemo così che spesso l’ostacolo alla fede non è l’incredulità, ma la paura.
  • Dopo avere identificato le nostre paure il discernimento ci aiuterà a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta… così, di fronte alla paura un cristiano è chiamato a compiere un nuovo atto di fiducia in Dio credendo nella bontà fondamentale dell’esistenza che Dio stesso ci ha donato e quindi confidare in Lui. Ci aiuterà senz’altro utilizzare piccole frasi dei salmi o della tradizione cristiana come le “vecchie” giaculatorie: “Gesù, confido in te”, “Lo faccio per te Gesù”, “Ti amo, Signore, mia forza”…
  • La preghiera come dialogo aperto e sincero con Dio. La preghiera si può fare ovunque, ma occorre un tempo per Lui, fosse anche pochisssimo, ma un po’ di tempo di silenzio con Gesù sono necessari, possibilmente in Chiesa. C’è un esercizio che possiamo fare ogni giorno ed è quello di guardare, vedere, Gesù. Ricordate il Vangelo di Domenica scorsa, i greci: “vogliamo vedere Gesù!”. E l’invito di Gesù ai discepoli del Battista: “venite e vedrete”, che ha il suo coronamento nella corsa al sepolcro dei due discepoli: “videro e credettero”. Anche noi possiamo fermarci a guardare Gesù:
    – nell’Eucaristia
    – nell’immagine del Crocifisso
    – nel volto dei fratelli
    – nella realtà
  • Infine il confronto con gli altri nostri fratelli e sorelle nella fede… una compagnia di persone che sono anzitutto amici per la fede in Gesù Cristo e la compagnia di un sacerdote, un religioso, una religiosa, un laico o laica saldi nella fede che ci prendono per mano e ci accompagnano nel cammino di discernimento. Rinnovo l’invito ai miei confratelli a rendersi disponibili alla direzione spirituale e alla confessione aprendo con gioia e

Ecco un primo concretissimo passo al quale il Papa ci invita per poter ascoltare la voce di Dio e per rispondergli con generosità e fiducia!

 

  1. “Maria”. Dio ci chiama per nome perché ci conosce profondamente e questo è il primo motivo per non aver paura di Lui e di quanto ci chiede.

È preziosa la nostra vita agli occhi di Dio e così anche noi guardandoci possiamo scorgere un’opera magnifica di Dio. Quanti doni, quanti talenti, quanto entusiasmo hanno i giovani da mettere in campo. Al mattino, dalla finestra dell’ufficio parrocchiale, vedo passare i giovani studenti e studentesse che scendendo dal 101 in Viale Amendola e percorrendo la Via Righi, vanno verso il polo Alberghetti. È una gioia guardare questo passaggio e vedere volti, un po’ assonnati, ma con i chiari tratti della vita giovanile, le voci alte, gli scherzi, le battute. La giovinezza è un grande dono per la vita di ciascuno e per la vita del mondo intero. Dio ci conosce uno ad uno e per noi ha solo Amore!

Di fronte ad un Amore così, non c’è più spazio per timore e vergogna. Allora “corriamo” alla confessione, finalmente uno dei pochi luoghi dove possiamo essere noi stessi: nessuna maschera per attirare l’attenzione, nessuna struttura per corrispondere alle attese degli altri, ma io con tutto me stesso, anche la mia miseria, il mio peccato, la mia fragilità. Lasciamoci amare nella confessione!

 

  1. “Hai trovato grazia presso Dio”. Aver trovato grazia è una certezza fondamentale. Maria viene rassicurata così dall’Angelo che vede la sua preoccupazione di fronte ad una chiamata tanto grande e inattesa. Avere trovato grazia significa che Dio mi guarda amandomi e non facendo il calcolo delle mie fragilità. Dio usa per me la misura della misericordia. Amare in modo misericordioso significa amare tutto dell’altro. Noi possiamo dire: “ti amo nonostante i tuoi limiti”, ma l’amore di misericordia ci fa fare un passo ancor più lungo: “ti amo con i tuoi limiti”. Dio ci ama così, perché non può certo dimenticare le nostre debolezze e i nostri limiti, ma ci ama anche con questi per guarire le lacerazioni profonde che il peccato provoca nella nostra anima. Per guarire le ferite del peccato ci vuole solo un amore di misericordia.

E così impareremo a guardare i fratelli, amandoli così, sapendo anzitutto che Dio li ama e dunque sarà necessario rivederli dentro questo amore infinito e nessun limite umano, sarà più così grande da impedirci di amare ogni persona che incontriamo. L’amore sperimentato, particolarmente nella confessione, cambia cuore e sguardo. Dentro a questo cuore e dentro a questo sguardo troveranno posto tutti i fratelli che il Signore ci metterà sul nostro cammino.

Mi sembra davvero che tutto questo chieda di essere vissuto adesso. Non c’è tempo da aspettare. L’attimo che sto vivendo va vissuto in pienezza. Lanciandovi avanti o ripiengandomi all’indietro, non potrò vivere in pienezza questo istante che non tornerà mai più. Lo voglio vivere subito e pienamente! Me lo ripeto spesso e mi sono dato queste due piccole regolette: lo faccio subito e lo faccio bene. Subito perché io ci sono ora, bene perché rende giustizia ai doni che ho ricevuto da Dio e alla persona che sono!

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