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In cammino dopo Reggio Calabria…

Consulta Regionale per la Patorale Sociale e il Lavoro
Consulta Regionale per la Pastorale Giovanile

Città a misura d’Uomo”

 

Convegno per declinare in Emilia Romagna
l’agenda di speranza della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

 

sabato 18 giugno 2011
Villa Pallavicini (Borgo Panigale, Bologna)


Il convegno è promosso dalle Consulte regionali per la pastorale sociale e del lavoro e per la pastorale giovanile ed è rivolto a coloro che hanno partecipato alla Settimana Sociale dei cattolici che si è svolta a Reggio Calabria lo scorso ottobre 2010.  Al convegno possono partecipare quanti altri fossero interessati al tema.

Obiettivi

Il convegno vuole essere un servizio alle nostre Diocesi e non un semplice evento celebrativo e di memoria di quanto vissuto a Reggio Calabria.

Per questo motivo il convegno intende:

  • mettersi in continuità con la Settimana Sociale dei cattolici di Reggio Calabria
  • elaborare un’agenda locale per Emilia Romagna individuando vie concrete per attivare iniziative nelle Diocesi della Regione su due punti:
  1. il rapporto giovani e lavoro
  2. l’educazione alla cittadinanza.

Programma

9,30 accoglienza
9,45 preghiera

10,00 Presentazione del documento conclusivo della 46° settimana sociale dei cattolici Italiani “Un cammino che continua …. dopo Reggio Calabria”: Dott. Edoardo Patriarca, segretario del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani

10,30 esperienze introduttive ai lavori di gruppo:

1.“restituire, in primo luogo ai giovani, le opportunità di studio e di lavoro cui ciascuna persona ha diritto e con cui si deve misurare” (cfr “Un cammino che continua” 20/f). Un esempio: il Progetto Policoro in Emilia Romagna (Caterina Mingazzini).

2. “sviluppare nuovi o rinnovati percorsi di formazione all’impegno politico e sociale” (“Un cammino che continua” 20/k). Due esempi: le parrocchie e l’educazione al bene comune. Una ricerca dell’Azione Cattolica di Bologna e il progetto “Città a misura d’uomo” della Pastorale Giovanile regionale (don Paolo Camminati).

11,00 pausa
11,15 lavori di gruppo, introdotti da Filippo Monari
12,30 conclusioni in assemblea
13,00 pranzo

 

Note

  1. Per arrivare a Villa Pallavicini: uscire da autostrada o tangenziale a Borgo Panigale e prendere Via M.Emilio Lepido verso il centro di Bologna. Dopo poche centinaia di metri dall’uscita, al primo semaforo, prendere a destra il lungo viale alberato che conduce a Villa Pallavicini, 196. Telefono 0516418820.
  2. Per motivi organizzativi, si chiede la cortesia di

– iscriversi al convegno telefonando o inviando una mail a Giovanna Santoro,

email: avv.santoro@gmail.com; Tel .349 6069844, entro il 15 giugno.

– prenotare il pranzo presso Giovanna Santoro,

email:  avv.santoro@gmail.com; Tel .349 6069844, entro il 15 giugno.

IN PREPARAZIONE AL CONVEGNO:

Traccia dei gruppi di lavoro

Il Convegno del prossimo 18 giugno ha l’obiettivo di aprire scenari educativi ed operativi all’interno delle Diocesi approfondendo due temi affrontati durante la 46° Settimana Sociale dei Cattolici.

Il primo riguarda l’educazione in relazione alla cittadinanza, mentre il secondo riguarda il rapporto giovani e lavoro.

Ogni partecipante dovrà scegliere il tema che più gli interessa e quindi il relativo gruppo entro cui portare il proprio contributo.

Questa traccia di lavoro vuole essere uno strumento per arrivare preparati all’appuntamento del 18 giugno in modo da individuare insieme, attraverso il confronto, percorsi che possano rendere concreti nelle nostre Diocesi i contenuti emersi dalla Settimana Sociale, nell’orizzonte del documento dei Vescovi italiani per il decennio e del Congresso Eucaristico di Ancona che si svolgerà a settembre.

1 GRUPPO: EDUCAZIONE alla CITTADINANZA

Per il confronto nei gruppi:

  • Nelle nostre Diocesi è attiva una formazione di educazione alla cittadinanza e al bene comune specifica per giovani e ragazzi, caratterizzata dalla Dottrina Sociale della Chiesa?
  • Si potrebbero pensare e realizzare nelle diocesi dei “forum” di confronto sulle tematiche della società civile e del bene comune, aperti agli amministratori locali, ai non credenti e ai giovani ?
  • In quali condizioni sono gli ambienti educativi di riferimento delle nostre diocesi? Servono nelle diocesi nuovi centri educativi ? Quali alleanze educative occorre attivare sul nostro territorio ?


2 GRUPPO: GIOVANI E LAVORO

Giovani e lavoro, dal generale al particolare: quali problematiche emergono?
“[..] Il Lavoro è necessario. È un’affermazione semplice e trasparente, priva di ogni retorica e non politica. [..] Anche noi ne siamo profondamente convinti: è necessario che ogni persona trovi il suo posto all’interno dell’organizzazione economia e sociale secondo le sue qualità, le sue potenzialità e le sue aspirazioni, così da sentirsi parte attiva della società e contribuire alla sua evoluzione economica attraverso l’intelletto¹.”

Con questa premessa, rivolgiamo l’attenzione alle statistiche del mercato occupazionale, un po’ meno ottimistiche e a dir poco scoraggianti, ma sicuramente utili per cominciare a rispondere ad una serie di interrogativi scomoda ed impertinente.

Da dove partire, dunque? Che si parta in generale dall’Italia o, nello specifico, dal Nord, dal Centro o dal Sud, lo scenario reale e futuro non riporta di certo un trend positivo. Inutile, dunque, soffermarsi sull’affermazione “l’Italia non è un Paese per i giovani” o su termini quali precarietà, fuga dei cervelli, meritocrazia, rimbalzo occupazionale o, ancor peggio, su chi detiene la responsabilità di tutto questo e quali azioni non ha mai portato a compimento né tantomeno la ragione per cui non l’abbia fatto … sembra un rebus, un labirinto, ma invece è un dato di fatto, e di questo fatto le statistiche parlano chiaramente. Tanto perché non si venga rimproverati per l’errore comune di tornare sempre a parlare del Sud, dell’intera popolazione di giovani del Nord tra i 15 e i 29 anni, 566 mila, pari al 15,4%, sono disoccupati o inattivi (220 mila disoccupati e 346 mila inattivi).

I dati Istat di gennaio 2011, pubblicati nel mese di marzo, rilevano un tasso di disoccupazione, a livello nazionale, pari all’8,6%. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,4%. La regione Emilia Romagna, registra per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all’8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4% (dati diffusi il 3 marzo 2011 dal portale della Regione Emilia Romagna).

Draghi, governatore della Banca d’Italia, intervenuto al Forex di Verona dello scorso febbraio ha dichiarato che i salari di ingresso dei giovani sul mercato del lavoro, in termini reali, sono fermi da oltre un decennio sui livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta. “La recessione – spiega Draghi ­­– ha reso più difficile la situazione. Il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 30%.

Si accentua la dipendenza, già elevata nel confronto internazionale, dalla ricchezza e dal reddito dei genitori, un fattore di forte iniquità sociale. Vi contribuisce fortemente la segmentazione del mercato del lavoro italiano, dove vige il minimo di mobilità a un estremo, il massimo di precarietà all’altro. È uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l’efficienza del sistema produttivo”.

Una preoccupazione, dunque, per un mercato del lavoro fragile che non consente di vivere serenamente il tempo delle scelte, quel tempo nel quale ognuno cerca di tradurre in quotidianità concreta un futuro a lungo desiderato e inseguito.

E come se non bastasse, esistono altri dati che non vanno sottovalutati e che riguardano i cosidetti Neet (Not currently engaged in Education, Employment or Training), giovani tra i 15 e i 29 anni indicati come invisibili, fantasmi, assenti dalle rilevazioni statistiche, e che non sono né occupati né iscritti a un corso regolare di studi. Nel Nord Est, la percentuale di Neet sul totale della popolazione è del 13,2%.

Per il confronto nei gruppi

  1. Saper ascoltare, dialogare, accogliere e avanzare proposte, organizzarsi per realizzarle, allenarsi alla progettualità, ad essere innovativi, a mettere in moto quella creatività propria dei giovani. Ma quanta consapevolezza c’è di questo? Come ci sentiamo noi giovani? Come si orientano le nostre diocesi rispetto a questo tipo di problemi?
  2. Fare rete diventa anche esperienza che forma ad un mondo del lavoro per il quale questa è spesso una esigenza imprescindibile, soprattutto quando è necessario aggregarsi intorno ad un’idea, ad un progetto che diventa occasione di sviluppo sociale ed economico. Cos a possiamo fare o proporre nelle nostre diocesi?
  3. C’è un’altra caratteristica in riferimento al tema del lavoro che assume un valore specifico ed è l’intergenerazionalità: incentivare l’incontro tra giovani e adulti, tra lavoratori e studenti. Occorre uno scambio continuo tra chi si trova in fasi della vita differenti, specie tra chi ha già acquisito competenze specifiche e chi sta ancora scegliendo quali acquisire. Quali esperienze sono in atto nelle nostre realtà?

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